
Nelle foto : vari memorial costruiti a Phuket in ricordo delle vittime dello Tsunami.
Sono stato a Phuket per la prima volta nell’agosto 2005, 7 mesi dopo lo Tsunami che ha sconvolto l’Oceano Indiano.
Le principali località turistiche come Patong Beach sono state ripulite, ricostruite, sistemate in tempo record, tutto è pulito, nuovo, quasi irreale.
Affitto un motorino per girare l’isola come mi piace fare di solito e mi reco con alcuni amici, già stati a Phuket, a cercare una spiaggetta isolata che loro ricordano con piacere.
Arriviamo e vediamo che della bella spiaggia che ricordavano non è rimasto quasi niente, la forza del mare ha reso irriconoscibile quello che prima era un angolo di paradiso.
Camminiamo un po’ ma la permanenza in quel posto si fa impossibile: una scarpa sportiva da bambino sparsa sulla sabbia in mezzo ai detriti ci fa venire un groppo in gola e decidiamo di allontanarci, senza scattare nessuna fotografia di questi dettagli.
Proseguiamo verso sud verso Promthep Cape, e vediamo questi giovani monaci seduti mentre il sole tramonta.
Pur rimanendo in disparte proviamo ad unirci ai loro pensieri, hanno sofferto, perso amici o parenti, e pensiamo inoltre alle milioni di persone che portano il lutto, alle 230.000 perdite di Thailandia, Indonesia, Sri Lanka e altri paesi che quella mattina di dicembre un’onda si è portato via.
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